Prigioniero delle parole

Un thriller semiotico che è stato tra i vincitori della terza edizione di Subway Letteratura, una curiosa iniziativa editoriale che consiste nello stampare 3000 copie di ciascuno dei selezionati e distribuirli in originali juke-box letterari nelle stazioni metropolitane di Milano, Roma e Napoli. Quella che segue è la pregevole prefazione di Oliviero Ponte di Pino.

Per scrivere un buon racconto ci vogliono diversi ingredienti. Per cominciare una storia appassionante da raccontare – e qui una storia c’è, e per di più appartiene al genere che oggi tutti vogliono leggere: questo è un bel giallo con tanto di serial killer da scoprire e un anatomopatologo che investiga. Poi ci dev’essere la voglia di giocare con le parole – e qui il gioco con le parole, rilanciato nel titolo e nel sottotitolo, è addirittura il tema del racconto; oltretutto la partita è davvero pericolosa: le vittime del maniaco omicida sono giornalisti. Ancora, per fare un buon racconto serve il desiderio di costruire il rapporto più intenso possibile con chi legge, le sue emozioni e i suoi sentimenti – e qui l’autore sfida l’attenzione e l’intelligenza del lettore, e per di più con una bella dose di ironia.
Anzi, a pensarci meglio, nella sua ricetta Lorenzo Trenti forse ci ha messo un pizzico di ironia di troppo. Perché il suo è un racconto sull’importanza della scrittura, e sui pericoli che questa pratica comporta per chi scrive. Allora, mentre leggi questo “Prigioniero delle parole”, stai attento: perché se scrivere è davvero così importante, lo dev’essere anche leggere. E se scrivere può essere pericoloso, lo potrebbe essere anche leggere. Dunque, caro lettore, se trovi il coraggio di affrontare questo racconto, avanza con cautela. Non è solo una vaga minaccia, è un consiglio da prendere sul serio. Alla lettera. Anche se questo vale soprattutto per me che, dopo aver letto il racconto, ho scritto questa presentazione: come scoprirai alla fine di questo folgorante “thriller semiotico”, la vita la sto rischiando anch’io.

Protagonista del racconto è l’anatomopatologo buzzurro Benedetto Comencini.

Prigioniero delle parole
Subway Letteratura 2005, Milano, Associazione E-20
pp. 16

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